
Nonostante il termine SCOCCO sia una chiara citazione del mio cognome, la scelta di questo termine come nome del brand è dettata dalla necessità di individuare una parola che di primo acchito non avesse un senso immediato. Come si è visto il brand si riferisce al Movimento del Futurismo, un mondo dove anche la parola era curata nei suoi minimi dettagli, perché ogni elemento che riguardava l’uomo doveva essere corretto secondo le ragioni futuriste.
Lo stile futurista è decisivo e ben scandito, caratterizzato da un abbondante uso di futuri e imperativi, mentre la sintassi è completamente rivoluzionata. Nel Manifesto Tecnico della Letteratura Futurista (1912) si inpone di disporre i sostantivi casualmente, così da creare relazioni immaginarie, e di abolire l’aggettivo per affidare al nome il suo significato essenziale.
Il risultato è un testo senza ordine né coerenza, quasi assurdo, dove alla parola e ai suoi rapporti si sostituiscono termini che non significano nulla o che si propongono solo di ricreare dei rumori, suoni e vaghe sensazioni.
Allo stesso modo la parola SCOCCO non è immediatamente percepibile e riconducibile a qualcosa di preciso. Non è un termine reale, perché non esiste il sostantivo del verbo “scoccare”, ma è un sostantivo di pura invenzione, come le innumerevoli parole inventate dagli intellettuali futuristi: una su tutti il nome dell’opera letteraria Zang Tumb Tumb scritta da Filippo Tommaso Marinetti. Esiste però il sostantivo al femminile “scocca”, un rivestimento esterno che serve a proteggere, proprio come le scarpe proteggono il piede. Solo in una seconda analisi la parola può avere un significato più incisivo, riferendosi sia allo scoccare del tempo, sia allo scoccare di una freccia e alla sua velocità.
La USP (Unique Selling Preposition) geometrie sulla pelle, infine, si riferisce sia alla costruzione geometrica delle mie calzature, una geometria che sarà una costante in ogni collezione creata anche in futuro, sia al materiale impiegato per la realizzazione delle scarpe: vera pelle trattata naturalmente. Ma soprattutto perché le geometrie costruite nascono sulla scarpa, una seconda pelle per i piedi, proprio come l’abito per il corpo.
Lo stile futurista è decisivo e ben scandito, caratterizzato da un abbondante uso di futuri e imperativi, mentre la sintassi è completamente rivoluzionata. Nel Manifesto Tecnico della Letteratura Futurista (1912) si inpone di disporre i sostantivi casualmente, così da creare relazioni immaginarie, e di abolire l’aggettivo per affidare al nome il suo significato essenziale.
Il risultato è un testo senza ordine né coerenza, quasi assurdo, dove alla parola e ai suoi rapporti si sostituiscono termini che non significano nulla o che si propongono solo di ricreare dei rumori, suoni e vaghe sensazioni.
Allo stesso modo la parola SCOCCO non è immediatamente percepibile e riconducibile a qualcosa di preciso. Non è un termine reale, perché non esiste il sostantivo del verbo “scoccare”, ma è un sostantivo di pura invenzione, come le innumerevoli parole inventate dagli intellettuali futuristi: una su tutti il nome dell’opera letteraria Zang Tumb Tumb scritta da Filippo Tommaso Marinetti. Esiste però il sostantivo al femminile “scocca”, un rivestimento esterno che serve a proteggere, proprio come le scarpe proteggono il piede. Solo in una seconda analisi la parola può avere un significato più incisivo, riferendosi sia allo scoccare del tempo, sia allo scoccare di una freccia e alla sua velocità.
La USP (Unique Selling Preposition) geometrie sulla pelle, infine, si riferisce sia alla costruzione geometrica delle mie calzature, una geometria che sarà una costante in ogni collezione creata anche in futuro, sia al materiale impiegato per la realizzazione delle scarpe: vera pelle trattata naturalmente. Ma soprattutto perché le geometrie costruite nascono sulla scarpa, una seconda pelle per i piedi, proprio come l’abito per il corpo.
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